Un anziano signore, prossimo alla pensione, decideva di acquistare un immobile sito in una cittadina di mare, affinché potesse ivi trasferirsi appena possibile. Poco dopo il suo insediamento, l’anziano condomino notava diverse problematiche legate all’impianto idrico non presenti al momento del rogito, oltre che una certa ostilità da parte di quasi tutti i condomini che non perdevano occasione per aggredirlo verbalmente, danneggiare il suo balcone e giardino e impedirgli l’accesso alle riunioni condominiali.

Nonostante le ripetute richieste di intervento, l’amministratore di condominio ha sempre ignorato gli appelli del condomino che vedeva continuamente vandalizzata la sua casa e sbeffeggiata la sua persona.

Il fenomeno dello stalking condominiale è una problematica sociale e giuridica che si sta affermando sempre di più nei tribunali italiani. Si tratta di una forma di persecuzione, molestia o disturbo da parte di uno o più condomini nei confronti di altri, che può manifestarsi sotto molteplici forme, come molestie verbali, aggressioni fisiche, atti di vandalismo o invasioni della privacy. Questo comportamento lesivo dei diritti personali e della tranquillità della vita privata e condominiale ha un impatto devastante sulle vittime, generando ansia, paura e gravi sofferenze psicologiche.

Lo stalking, in sé, è definito dall’articolo 612-bis del Codice Penale come un comportamento persecutorio, che si manifesta con atti che abbiano lo scopo di molestare o intimidire una persona. La fattispecie giuridica del reato di stalking si fonda su due presupposti fondamentali: l’intenzionalità del soggetto agente di creare un clima di terrore e ansia nella vittima e la costanza del comportamento, che deve essere reiterato e protratto nel tempo che porta spesso la vittima a cambiare abitudini e stile di vita.

In ambito condominiale, lo stalking si concretizza in quei comportamenti che un condomino esercita nei confronti di un altro, con modalità tali da compromettere il normale vivere civile e la serenità all’interno dell’edificio. La violazione della quiete condominiale, la diffusione di pettegolezzi, l’aggressività o l’invasione della privacy, rappresentano esempi di stalking condominiale, che incidono pesantemente sul benessere psicologico della persona offesa.

La giurisprudenza ha affrontato diverse questioni legate al fenomeno dello stalking condominiale, con sentenze che hanno contribuito a chiarire gli aspetti interpretativi del reato.

1. Cassazione, Sentenza n. 12116 del 2015
La Corte di Cassazione ha affermato che lo stalking condominiale non deve necessariamente essere costituito da atti di violenza fisica, ma può consistere anche in comportamenti molesti, come continui rumori notturni, l’accostamento invasivo, il controllo e l’intrusione nella vita privata degli altri condomini. L’importante è che l’insieme di questi comportamenti risulti costante, ripetitivo e tale da suscitare nella vittima una fondata paura per la propria sicurezza e serenità.

2. Cassazione, Sentenza n. 15576 del 2016
In questo caso, la Corte ha stabilito che la persecuzione psicologica può essere sufficiente per integrare il reato di stalking anche nel contesto condominiale. Si è chiarito che la minaccia e il tormento psicologico provocati dal comportamento del molestatore sono equiparabili a una violenza fisica, specialmente se costanti nel tempo. La corte ha sottolineato l’importanza del danno emotivo e psicologico subito dalla vittima, che giustifica l’intervento del diritto penale.

3. Cassazione, Sentenza n. 29806 del 2019
La Corte ha ribadito che il concetto di “stalking” non si limita ai comportamenti visibili o palesemente offensivi, ma si estende a tutti gli atti che, per la loro reiterazione, creano una condizione di costante disagio. Un condomino che continui a fare osservazioni sgradevoli e a invadere la privacy degli altri, anche senza atti di violenza esplicita, può essere considerato colpevole di stalking condominiale.

4. Tribunale di Roma, Sentenza del 2020
Il Tribunale di Roma ha emesso una sentenza importante riguardante la responsabilità di un condominio nella gestione dei conflitti tra i propri residenti. In questo caso, si è ritenuto che un condominio possa essere chiamato a rispondere di mancata tutela della vittima di stalking, qualora non intervenga tempestivamente per fermare i comportamenti persecutori tra i residenti, nonostante le numerose segnalazioni.

Il reato di stalking condominiale può comportare gravi conseguenze per chi lo commette. Se accertato, l’imputato rischia pene detentive, che vanno da un minimo di sei mesi a un massimo di quattro anni, a seconda della gravità dei comportamenti persecutori. Inoltre, il giudice può disporre misure cautelari, come il divieto di avvicinamento o il divieto di dimora nel condominio.

Per le vittime di stalking, le misure di tutela sono molteplici: oltre alla possibilità di denunciare i fatti alle autorità competenti, è possibile chiedere l’intervento del giudice civile per ottenere misure di protezione, come l’adozione di un provvedimento di allontanamento dal condominio.

Lo stalking condominiale rappresenta una delle forme più subdole di violenza psicologica e sociale, poiché colpisce il diritto fondamentale di ogni persona di vivere in tranquillità nel proprio ambiente domestico. La giurisprudenza ha svolto un ruolo fondamentale nel fornire un’interpretazione chiara ed esaustiva del reato di stalking, ampliando il suo campo di applicazione anche ai contesti condominiali.

Il sottoscritto procuratore, colto il grido d’allarme del condomino, ha provveduto a denuncia- querela nei confronti del condominio, nella persona dell’amministratore di condominio pro tempore e di alcuni condomini in particolare, nel tentativo di assicurare la cessazione delle condotte lesive ed un equo ristoro alla  parte offesa. 

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